Regia: Emanuela Piovano
Cast: B. Bouchet, A. Bonasso, L. Diberti, N. Khubulava
Karina è una pianista ottantenne omosessuale che, dopo tanti concerti di successo e un’esistenza all’insegna della autodeterminazione, ora vive sola con il suo pianoforte e il gatto Veleno, convinta di aver già deciso cosa fare del tempo che le resta. Ma il passato torna a bussare, una giovane collaboratrice domestica entra nella sua quotidianità, e l’amore impossibile per Elena chiede ancora spazio. Tra imprevisti e piccoli tradimenti, Karina scopre che anche a un passo dal finale può esistere un nuovo inizio.
Finale: Allegro, liberamente ispirato al romanzo “L’età ridicola” di Margherita Giacobino, preannuncia fin dal titolo la dualità della sua trama: la protagonista è una donna vicina al fine vita, ma il suo racconto non è triste, anzi, mantiene una leggerezza che trova la sua incarnazione in una magnifica Barbara Bouchet, qui paradigma di eleganza e naturalezza, chiamata a rappresentare il tema principale del film, ovvero la dignità che le persone vogliono e possono mantenere nel corso di tutta la loro esistenza. Karina è stata una femminista militante durante gli anni della contestazione, ha vissuto la sua omosessualità con consapevolezza e senza nascondersi, e vuole per sé un commiato conforme al suo vissuto. È veramente rincuorante vedere la terza età affrontata cinematograficamente non come pretesto comico o tragico, ma come esempio di coerenza e libertà. Bouchet e l’ottima Anna Bonasso nei panni di Elena, ma anche il gagliardo 86enne Luigi Diberti nel ruolo dell’ex compagno di battaglie Max, ora emigrato (riparato?) in Francia, sono esempi luminosi di resistenza umana, personaggi complessi e orgogliosi, testimoni viventi di una stagione di lotte e convinzioni cui non hanno mai abdicato. Emanuela Piovano prosegue il suo percorso autoriale verso il racconto di un’umanità che il cinema spesso ignora, un percorso fatto di impegno anche politico e di scelte mai ovvie: la trama di Finale: Allegro è piena di sorprese e di piccoli colpi di scena, persino di esperimenti di grammatica filmica, come la sequenza in casa di riposo velocizzata e poi rallentata per aspettare il passaggio di una signora anziana e il suo deambulatore, nonché di digressioni musicali, come la composizione al piano del Finale allegro di Hyacinthe Jadin da cui prende il titolo il film e la struggente esecuzione di Futura da parte di Frida Bollani Magoni. La sceneggiatura, tratteggia con cura eventi e personaggi, e Bouchet è un portento di credibilità nel suo ritratto di una donna allo stesso tempo tenera e austera, ironica e rigorosa, aristocratica per nascita ed egalitaria per scelta, fieramente indipendente e mai banalmente retorica. Finale: Allegro parla di diritti della persona, di autonomia decisionale, di capacità di andare oltre gli stereotipi e le aspettative degli altri. E di come la vita riesca a tirarti dentro fino all’ultimo, se glielo permetti.
Giovedì 03 Dic. 2026
Lunedì 07 Dic. 2026
- Giovedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 16.00-18.30-21.15
Drammatico
113 minuti
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