Regia: Giulio Base
Cast: F. Centorame, M. Favaro, L. Pani, T. Santini, G. Giannini
Trieste, 1977. In una piazza della città si scontrano due gruppi di giovani militanti di destra e di sinistra. Almerigo Grilz, attivista del Fronte della Gioventù, fa a botte con Vito Ferrari, che proviene (probabilmente) dalle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista. Quando arriva la polizia però i due si aiutano reciprocamente a fuggire, ma solo Grilz viene catturato e spedito in carcere. Molti anni dopo Ferrari, uno dei padri fondatori di Radio Popolare, è convocato a Trieste per partecipare ad una riunione dell’Ordine dei Giornalisti che dovrà deliberare sull’opportunità o meno di dedicare una targa alla memoria di Grilz. Almerigo infatti, dopo gli anni della militanza triestina, è diventato un celebre fotoreporter di guerra dell’agenzia freelance Albatross, fondata insieme a Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, amici e sodali del Fronte della Gioventù, ed è stato ucciso sul campo, a soli 34 anni. Come si esprimerà Ferrari?
Il regista torinese porta sul grande schermo la storia vera di Almerigo Grilz, interpretato da Francesco Centorame, militante politico pendente a destra ma anche risoluto e appassionato reporter di guerra. Un uomo non indifferente, in parte sconosciuto, e se conosciuto certamente dibattuto, ma chi era Grilz? Grilz è materia che scotta: da giovane è stato dirigente del movimento studentesco del Fronte della Gioventù, ha collezionato diverse denunce, è stato espulso dall’Università di Trieste per aver assalito un gruppo di studenti in corteo e, tra le altre cose, nel 1983, ha pubblicato su Trieste Domani un encomio al pensiero mussoliniano. Ma Grilz, a metà degli anni Ottanta fonda l’agenzia giornalistica Albatross insieme a Gian Micalessin e Fausto Biloslavo (Tommaso Santini e Luca Predonzani): lascia tutto e tutti, diventando reporter e corrispondente di guerra, testimoniando “i conflitti dimenticati” in giro per il mondo. Cinepresa a mano, macchina fotografica, l’obbiettivo come punto di vista, veritiero e sensibile. Un’intuizione all’avanguardia, vista l’epoca non ancora totalmente schiava delle immagini. Accettando il proprio destino, Grilz muore nel 1987, in Mozambico, colpito da un proiettile sparato durante la guerra civile tra il Fronte di Liberazione e la Resistenza Nazionale. Oggi riposa in Africa “sotto un albero secolare” che lo ricorda con una targa commemorativa. Pur lasciando trapelare una qualche ammirazione per le scelte di vita più coraggiose e in controtendenza del personaggio, Giulio Base non ha voluto invece tacerne le zone d’ombra, a partire dalla fama giovanile di picchiatore, da talune dichiarazioni in favore del Ventennio e volendo anche dall’eccessivo coinvolgimento, nei confronti di milizie dalla condotta tutt’altro che irreprensibile. Questi sono anche gli argomenti all’ordine del giorno, nella scena chiave della discussione presso l’Ordine dei Giornalisti di Trieste, sull’opportunità o meno di ricordare con una targa il giornalista caduto sul campo. La scena ha una tensione interna decisamente alta. Ed è emblematico che lo stesso Giulio Base, ragionando in termini metacinematografici, si sia ritagliato una particina nel cast quale principale accusatore del protagonista, durante l’acceso dibattito. Incarnando così egli stesso “l’antitesi”, molto più aperta, problematica e stratificata di come gli aedi del pensiero unico la vorrebbero dipingere.
Giovedì 18 Sett.
Lunedì 22 Sett.
- Giovedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 16.00-18.30-21.15
Biografico
90 minuti
Incluso in abbonamento