Hammamet

Regia: Gianni Amelio
Cast: Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Omero Antonutti, Renato Carpentieri, Giuseppe Cederna, Claudia Gerini

Trama

Hammamet riflette su uno spaccato scottante della nostra Storia recente. Sono passati vent’anni dalla morte di uno dei leader più discussi del Novecento italiano e il suo nome, che una volta riempiva le cronache, è chiuso oggi in un silenzio assordante. Fa paura, scava dentro memorie oscure, viene rimosso senza appello.
Basato su testimonianze reali, il film non vuole essere una cronaca fedele né un pamphlet militante. L’immaginazione può tradire i fatti “realmente accaduti”, ma non la verità. La narrazione all’andamento di un thriller, si sviluppa su tre caratteri principali: il re caduto, la figlia che lotta per lui, e un terzo personaggio, un ragazzo misterioso, che si introduce nel loro mondo e cerca di scardinarlo dall’interno.

Recensione

Una manciata di minuti e Amelio sintetizza con precisione essenziale la vita di Craxi e i temi di Hammamet.
Craxi l’iconoclasta, l’inventore del personalismo spettacolare.
Craxi il leader titanico colpevole però di aver tradito il socialismo e infranto la legge.
Craxi il condannato, l’esiliato, il contumace.
Craxi dal corpo in disfacimento, ma dall’intelligenza sempre vivissima e audace, capace di parlare di quanto era accaduto e sta accadendo in Italia alla fine del secolo scorso in un modo che sembra riecheggiare l’oggi: quando ragiona sulla sostituzione della parola “popolo” con la parola “gente”; quando si chiede se ormai le leggi, invece del Parlamento, siano dettate dalla gente, o dalla magistratura; quando parla di una “rivoluzione falsa come i suoi eroi”.
Il Craxi di Amelio (che poi lui lo chiami per tutto il film solo “Presidente”, è per noi del tutto irrilevante) non è una vittima né un farabutto. È quello che è stato: un grande protagonista e innovatore della politica italiana, come da allora non ne abbiamo più avuti, a dispetto di innumerevoli tentativi di imitazione (anche recenti); una “vittima di sé stesso, del suo orgoglio e della sua arroganza”, che le sue colpe le ha scontate “da vivo”.
Colpe che Amelio non trascuro affatto, né minimizza. Anzi le rende ossessive e opprimenti proprio perché non tanto riguardanti quelli che Craxi chiamava “i danari” ma la vita di un amico, di un compagno, di un partito e di un ideale. Un peso morale che il regista sceglie, shakespearianamente, di affidare a un fantasma in carne ossa, che irrompe nella villa di Hammamet non tanto per vendicarsi di qualcosa, ma per tormentare. E a quel fantasma in carne ossa, alla reificazione della sua colpa, Craxi si aggrappa come un figlio perché di quei peccati e di quelle colpe era il padre. E questa responsabilità, in Hammamet, non la scansa mai. L’agonia di Craxi raccontato da Amelio è ovviamente quella della Prima Repubblica e di un modo di fare intendere la politica. Di più: della politica stessa. Basti vedere come Craxi reagisce quando nel film si evoca quel Berlusconi che era sceso in campo per occupare lo spazio lasciato vuoto da lui e dal resto della classe politica spazzata via da Mani Pulite. Tutto quello che il Presidente può fare, è stare lì, prigioniero di se stesso, confrontandosi con il suo passato e le sue azioni che trovano traduzione concreta e fisica nei vari personaggi che incontra: il politico democristiano di Carpentieri, l’amante di Claudia Gerini, i turisti italiani che pare vogliono replicare la scena di Raphael in Tunisia.
Facendo i conti con la sua eredità: politica, morale, familiare, in un film dove è centrale il rapporto del Presidente con la figlia.
Quella di Hammamet è una tragedia, e come tale va presa.
D’altronde, lo dice bene proprio il Craxi di un Favino impressionante, capace di non perdersi mai nei meandri della maniera che sono lì a un passo, ma che non sono nemmeno sfiorati, e che si aggrappa con intelligenza a quello che c’è sotto al trucco e dentro l’uomo e l’attore. Ancora una volta, Amelio sembra parlare del mondo e della politica dei nostri giorni. E allora, forse, un po’ di rimpianto per quell’uomo e quella politica c’è.
“Che te ne fai della lealtà di uno stupido?”: sono sempre le parole del Presidente.
Lealtà e onestà: in fondo sono la stessa cosa.

Data

02/09/2021
06/09/2021
07/09/2021

Orario

- Giovedì e Lunedì: 18.30 - 21.15
- Martedì: 16.15- 18.30 - 21.15

Genere

Biografico

Durata

126 minuti

In abbonamento

Incluso in abbonamento

La frase

Che coraggio c'è a parlar male della gente, a spargere veleno?!