I COLORI DEL TEMPO

Regia: Cédric Klapisch
Cast: S. Lindon, A. Wapler, J. Piaton, V. Macaigne, Z. Soualem

Trama

Nella Francia di oggi, un gruppo di sconosciuti viene riunito in quanto discendente di Adèle, donna di fine ottocento che dalla Normandia era partita alla volta di Parigi in cerca della madre che l’aveva abbandonata. Dovendo ispezionare la casa in rovina di Adèle per decidere cosa fare della proprietà, gli emissari del gruppo – Guy, Céline, Seb e Abdel – mettono insieme pezzo dopo pezzo il lontano passato della loro famiglia. Parallelamente, durante la Belle Époque, Adèle si avventura nella grande città assieme ai nuovi amici Lucien e Anatole, scoprendo una capitale nel vortice del cambiamento, tra zone ancora rurali e i salotti della borghesia moderna, e tra le arti figurative e l’avvento della fotografia.

Recensione

Un riuscito esercizio di cinema popolare che – solcando tra le epoche – mette in connessione le frustrazioni del mondo moderno con una visione idealizzata della mistica ottocentesca. Nel mezzo, un gioco di specchi che riflette sul valore dell’immagine (dipinta o fotografata) e sugli intrighi affettivi che si fanno segreto dei grandi momenti di svolta della storia francese. Leggero e sornione, sempre ammiccante ma mai stucchevole; l’equilibrio è delicato ma nelle mani di Cédric Klapisch c’è la garanzia di una carriera intera votata alla ricerca del piacere del grande pubblico. Con I Colori del Tempo, il regista francese ritrova uno smalto che gli mancava da un po’, dirigendo con brio un grande cast corale (tutt’attorno a Vincent Macaigne c’è una carrellata di figli d’arte, specialmente della nuova generazione a partire da Suzanne Lindon) che si rincorre dalle taverne di una Montmartre di fine secolo, ancora campagnola fino ai mosaici digitali di una riunione su Zoom, passando per la prima mostra dei pittori impressionisti raggiunta da viaggi nel tempo psichedelici grazie a un trip di mariuvana. Il filo rosso che attraversa la vicenda è quello dei legami familiari e di una certa suspense genealogica, ma altrettanto importanti per Klapisch sono i rapporti esterni che ci si sforza di stabilire con persone nuove, e che forse, chissà, saranno suggellati di fronte a una strada che una sera si illuminerà di una tecnologia nuova. I cliché, si sarà capito, abbondano; eppure il film possiede un’energia gioviale che gli permette di giocare con il prevedibile e di aggiungere tasselli su tasselli in un parossismo di riferimenti culturali, rimanendo però divertente. È del resto una festosa celebrazione del progresso e dei suoi artisti, e della nozione stessa di arte nella sua accezione più vasta e popolare – quella che contribuisce alla coscienza collettiva anche senza partecipazione diretta. Il risultato è un film che mira a suscitare emozioni positive, spesso incentrato su messaggi di speranza, crescita personale e superamento delle difficoltà.

Data

Giovedì 02 Apr.
Martedì 07 Apr.

Orario

- Giovedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 16.00-18.30-21.15

Genere

Commedia

Durata

124 minuti

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