Regia: Gabriel Mascaro
Cast: D. Weinberg, R. Santoro, M. Socarras, A. Reis, C. Pinheiro
Tereza, 77 anni, ha trascorso tutta la sua vita in una piccola città industrializzata dell’Amazzonia, fino a quando un giorno riceve un ordine ufficiale dal governo che le impone di trasferirsi in una colonia residenziale per anziani. La colonia è un’area isolata dove gli anziani vengono portati a “godersi” gli ultimi anni della loro vita, liberando le giovani generazioni dai problemi per concentrarsi completamente sulla produttività e sulla crescita. Tereza si rifiuta di accettare questo destino imposto e decide di intraprendere un viaggio di trasformazione attraverso il Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti, per esaudire un ultimo desiderio prima che le venga tolta la libertà: una decisione che cambierà per sempre il suo destino.
Il sentiero azzurro, Orso d’argento alla 75° Berlinale, è una storia distopica e una fiaba iniziatica nel contesto di un Brasile sospeso tra avanzamento tecnologico incombente e forze ancestrali di carattere mitico che sembrano agire su personaggi alla ricerca di un contatto primigenio, non mediato, con la natura ed i luoghi. Unica possibilità, forse, per trovare una via di liberazione personale dal giogo della modernità. Ambientato in un tempo indefinito dal passato o del futuro, con dei toni di ilarità e malinconia, ed una fotografia impreziosita dalla luce del sud del mondo che sottolinea l’aspetto onirico, il film ricorda l’importanza di lottare, di non dare niente per scontato. Il film è un’opera esplicitamente politica, ma Gabriel Mascaro e il suo co-sceneggiatore Tiberio Azul sembrano consapevoli dei rischi che possono annidarsi in un soggetto, che pende pericolosamente dalle parti della requisitoria a tesi e lo ibridano con suggestioni folkloriche, legate alla mitologia popolare, così da ottenere un testo narrativo bifronte, che lavora alternativamente sulla lettura immediata del reale e la sua elaborazione percettiva. Il sentiero azzurro è un road movie, con delle punte di visionarietà tra i colori dell’acqua e dell’orizzonte, il volo degli uccelli che invadono il cielo, ed in una straordinaria sequenza di lotta tra due pesci tropicali. Non ha bisogno di proclami ed eccessive linee di dialogo. Sono piuttosto le immagini a riprodurre l’insensata profezia, ed in quella riserva comica nel trattare il problema, il film inventa un valore aggiunto e suggerisce come i modi di combattere l’ignoranza e l’arroganza dilagante negli stati repressivi siano tanti, e quello principale stia nel rifiuto di misure di controllo sprovviste di raziocinio, oltre che umilianti e disumane. L’identità del personaggio principale travalica quella di madre e nonna, e nel corso del film acquisisce altre identità personali che si allargano oltre i ruoli sociali normalmente attribuiti alle donne anziane. Intorno a lei ruotano personaggi maschili fragili, che non riescono a portare a compimento nulla, annegati in una Amazzonia contemporanea, piena di contraddizioni eppure sempre bellissima e seducente, contesa fra capitalismo e magia, con una natura che sembra quasi parlare. Straordinaria la protagonista Denise Weinberg, che fornisce un ritratto di malinconica e tenace resistenza di una donna anziana impegnata a sfuggire al controllo del regime, bravi gli altri interpreti che potenziano ed esaltano la sua performance.
Giovedì 14 Mag.
Lunedì 18 Mag.
- Giovedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 16.00-18.30-21.15
Avventura Drammatico
85 minuti
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