Regia: Antony Cordier
Cast: L. Lafitte, L. Calamy, É. Bouchez, R. Bedia
Nel sud della Francia, in una grande villa, la ricca famiglia Trousselard sta passando le vacanze estive: il padre Philippe è un noto avvocato parigino, la madre Laurence un’ex diva del cinema, la figlia Garance anche lei attrice, ma alle prime armi, ed insieme al fidanzato Mendi, ambizioso avvocato d’origine maghrebina. Un banale incidente domestico capitato a Tony, il custode della villa, genera una faida familiare che coinvolge anche la moglie dell’uomo, Nadine, e la figlia Marylou. Lo scontro genererà situazioni sempre più paradossali, travolgendo tanto gli altezzosi proprietari quanto i loro scaltri servitori.
Scene di lotta di classe nel contesto idilliaco della campagna francese: Cordier traduce in chiave grottesca la tendenza della società francese a mantenere chiare le distanze sociali fra le persone. La struttura del film è quella di una progressiva deriva dalla normalità alla follia, con la tragedia a fare da inevitabile contraltare della farsa. Tutti i personaggi sono esemplificativi di una tendenza delle rispettive origini sociali: l’avvocato parigino di Laurent Lafitte è falsamente gentile, subdolo, fiero del suo malcelato privilegio, oltreché espressione di una serie di ovvie forme di benessere: l’orto biologico, l’hobby della cucina, la cantina di vini pregiati. Sua moglie, l’attrice un pò passata di moda, interpretata da Elodie Bouchez, è il suo contraltare intellettuale, così come i loro avversari, i guardiani Tony (Ramzy Bedia) e Nadine, sono l’una il completamento dell’altra: lui è rozzo e sbrigativo, ma sempre pronto all’azione; lei calcolatrice e capacissima di delegare ad altri le responsabilità. Nella commedia dei caratteri allestita da Cordier e dagli sceneggiatori , emergono anche le due figlie: una altezzosa e l’altra grezza, ma legate da un reciproco desiderio che – in maniera a dire il vero un pò gratuita – emerge come l’unico estraneo alla logica dei rapporti di classe sbilanciati. In mezzo a tutto questo c’è Mehdi, non a caso lo straniero arrivato da fuori: fidanzato di Nadine, avvocato come Philippe, fiero delle sue origini popolari e per questo, quando inizia la battaglia tra le famiglie (battaglia fisica e legale), si sente più vicino ai servi ma prova a fare l’interesse dei padroni, mosso da un irreprensibile desiderio di scalata sociale. La festa è finita è tutto racchiuso nella definizione psico-sociale dei suoi personaggi, quasi la progressiva deriva da commedia sgangherata del racconto fosse un’appendice narrativa a un ritratto il cui unico interesse è quello sociologico. Il conflitto non trova del resto una direzione definita, incerto fra un cinismo che coinvolge ricchi e poveri (tutti avidi ed egoisti in egual misura) e un simbolismo che allestisce un inevitabile e purificatore sacrificio collettivo. Il regista non ha ovviamente risposte alle domande sollevate dal conflitto socio-culturale del suo film, ma nel finale ci tiene comunque a offrire una possibile via d’uscita che non ha come presupposto la distinzione sociale. E se questo sia una gratuita concessione alla moda del pensiero, o un’autentica dichiarazione d’intenti…..
Giovedì 24-09-26
Lunedì 28-09-26
- Giovedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 16.00-18.30-21.15
Commedia
96 minuti
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