Regia: Shih-Ching Tsou
Cast: J. Tsai, N. Ye, B. Chang, T.-H. Huang, A. Chen
Nel mercato notturno di Taipei, Shu-fen gestisce un chiosco che serve zuppe e noodles: lasciata dal marito da diversi anni, sta ancora affrontando i debiti residui, faticando a gestire l’irrequieta figlia ventenne I-Ann e la piccola I-Jing di 5 anni. La sorella maggiore lavora segretamente come venditrice di noci, mentre la minore vaga da sola per la città, provando a interpretare a suo modo il mondo dei grandi. Mentre Shu-fen si lascia andare alla depressione, la situazione le sfugge di mano e le iniziative di I-Ann e I-Jing rischiano di compromettere ulteriormente l’equilibrio famigliare.
I principali temi cari al cineasta americano sono ben sottolineati in questo film: il disagio dei ceti meno abbienti e la loro rassegnazione, che porta a trascurare la famiglia e l’educazione dei figli; la mancanza di moralità diffusa e l’effetto nocivo della società post-social network, che si rispecchia tra le diverse generazioni. Molto importante è la presenza della co-sceneggiatrice Baker, si percepisce nel ritmo indiavolato e nell’attenzione a dialoghi credibili e ficcanti, tali da coinvolgere un pubblico variegato per cinefilia e capacità di attenzione. Ma l’ambientazione taiwanese non si limita al solo esotismo: ritorna il topos delle betelnut girls (ragazze che vendono noci di areca, spesso discinte e contigue alla prostituzione), spesso immortalate da Tsai Ming-liang nei suoi film, così come, seppur sfumato in chiave di commedia, il tradizionalismo figlio dell’epoca del Terrore Bianco, incarnato dalla figura del nonno, che ammonisce la piccola I-Jing a non utilizzare la mano sinistra, la “mano del diavolo”. Tutti elementi ricorrenti della New Wave taiwanese, di cui Shih-Ching Tsou è una chiara discepola, che ripresentano le contraddizioni di una nazione nata e vissuta nel radicalismo anti-comunista e nella convivenza di un contrasto stridente tra tradizioni ataviche e modernizzazione forzata. La Mia Famiglia a Taipei è un’opera prima con i suoi tipici limiti da debutto, che tuttavia sa conquistare per la sincerità proposta e per l’interpretazione di un cast splendidamente assemblato. Nina Ye, la giovanissima attrice che interpreta I-Jing, ha del prodigioso per le sfumature che riesce a cogliere, tanto nei momenti di entusiasmo infantile che in quelli di confronto con una realtà ostile e inafferrabile. La macchina da presa di Tsou sposa quasi sempre il suo punto di vista e si pone ad altezza di bambino, inseguendo I-Jing nel mercato notturno di Taipei o in escursioni per la città condotte nella totale trascuratezza di madre e sorella. Questa ingenuità della soggettiva è insieme il punto di forza e di debolezza di un film gradevole, con un cuore da bambino.
Giovedì 16 Apr.
Lunedì 20 Apr.
- Giovedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 16.00-18.30-21.15
Commedia
108 minuti
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