Regia: Josh Safdie
Cast: T. Chalamet, G. Paltrow, F. Drescher, O. A’zion
New York. Anni Cinquanta. Marty Mauser si mantiene vendendo scarpe ma ha una passione divorante, il ping-pong, una debolezza, le scommesse e una smisurata ambizione: diventare il miglior giocatore di tennis da tavolo in circolazione. Non si cura del disprezzo generale, il ragazzo è sicuro di affermarsi. Nella sua rocambolesca altalena di truffe, squalifiche e trionfi, incontrerà Carlon e Rachel, due donne brillanti che segneranno indelebilmente il suo destino. Il suo desiderio di gloria, tuttavia, lo condurrà all’inferno, perdendo soldi, amore e notorietà.
Marty Supreme è un film che abbraccia l’essenza di un protagonista sempre al limite, sempre di corsa, sempre proiettato verso un “e poi” che ne tormenta la vita e soprattutto la crescita. Forse sarebbe più corretto dire che il racconto per immagini, con al centro il protagonista, tenta in tutti i modi di seguire e inseguire le gesta di un protagonista difficile da leggere di primo acchito. Nella New York del dopoguerra, tra insegne al neon e ambizioni alimentate nei retrobottega, prende forma la parabola di Marty Mauser (personaggio realmente esistito, portato sul grande schermo da Timothée Chalamet). A dominare i pensieri di Marty è il ping pong, una passione che ha ampiamente superato la dimensione del semplice hobby per diventare una vera e propria ossessione, lente attraverso cui osservare il mondo e misurare se stesso come individuo. È attorno a quel tavolo verde che il protagonista di Marty Supreme proietta desideri, sfide e una fame di riscatto che non conosce tregua o scampo alcuno. Sospeso tra realtà e mito personale, vediamo il protagonista del film attraversare la città come se fosse un’arena. Un’esistenza movimentata e imprevedibile, quella di Mauser, in cui il sogno di arrivare si intreccia continuamente con il rischio di perdere qualsiasi cosa. Di fondo ad un obiettivo apparentemente irraggiungibile c’è sempre e comunque la verve ribelle di un giovane uomo in una fase particolare della propria esistenza. La crescita e il conflitto con un’ipotetica vita adulta, più “normale”, sono fondamentali nella lettura di un racconto che si scontra continuamente con l’esistere altrui, in cui un giovane uomo non vuole arrendersi ai dettami di un’America e di una vita precisa. Questo lavoro procede con un approccio cinematografico che ricorda tantissimo il cinema americano degli anni ’70 e ’80, nelle proprie modalità formali e nei movimenti in termini di scrittura per immagini, ma anche di sceneggiatura e, in qualche modo, di messa in scena. Inoltre il film è pieno, è ricco, in quello che offre, di spunti e riflessioni che vanno pure oltre gli stessi propositi del protagonista. Quando i titoli di coda scorrono resta addosso la sensazione di aver assistito a una partita infinita, giocata più contro se stessi che contro un avversario reale. La pellicola prende il pubblico per mano e lo incita a seguirlo, a rincorrerlo come si fa con chi non smette mai di parlare del proprio sogno senza mai chiedersi cosa resta intorno. Un film irrequieto e imperfetto, proprio come il suo protagonista, che trasforma il ping pong in una questione esistenziale e l’ossessione in una forma di identità. Più che vincere o perdere, Marty sembra voler dimostrare una sola cosa: che smettere di correre sarebbe l’unico vero fallimento.
Giovedì 23 Apr.
Lunedì 27 Apr.
- Giovedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 15.45-18.30-21.15
Biografia
Commedia
149 minuti
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