Regia: Damiano Michieletto
Cast: T. Insolia, M. Riondino, A. Pennacchi, S. Accorsi
Venezia, 1716. Cecilia è un’orfana che la madre ha affidato all’Ospedale della Pietà, e come le altre ospiti dell’istituto ha imparato a leggere, scrivere e soprattutto suonare uno strumento musicale, nel suo caso il violino. Le musiciste più dotate dell’orfanotrofio si esibiscono in pubblico dietro ad una grata perché non possono farsi vedere in volto, e sono di fatto prigioniere finché non vengono date in sposa a qualche pretendente disposto a pagare una cospicua dote all’istituzione. Quando la loro offerta musicale subisce la concorrenza di un gruppo parallelo, le ragazze vengono affidate alla guida di un prete di grande talento ma fallimentare come impresario musicale. Si tratta di Antonio Vivaldi, malato e caduto in disgrazia, ma ancora in grado di commuovere profondamente il pubblico. E Vivaldi intuirà in Cecilia un talento simile al proprio, e un’analoga passione per la musica.
Primavera mostra, attraverso il suo commento musicale, la genesi di “Le quattro stagioni”, il capolavoro di Vivaldi, composto proprio nel periodo in cui si svolge questa storia. La composizione melodica che accompagna il film è eccezionale nel sostenere il racconto e occasionalmente agire da contrappunto: una scena di ballo ambientata fra nobiluomini e nobildonne truccati e parruccati, grottesca e primordiale al punto giusto, è da antologia. “State rovinando la nostra pace”, dirà Cecilia a Vivaldi, ma la musica deve fare proprio questo, e in parte è vero che gli strumenti sono stati dati alle ragazze “per maledire la loro situazione”.
Michieletto conosce bene la musica e ne capisce il potere, e capisce anche il potere dello spettacolo, dunque crea un film colto ma accessibile al pubblico, classico ma contemporaneo, con l’aiuto di una sceneggiatura solida, scritta insieme a Ludovica Rampoldi, che non fa mai l’errore di travisare il passato in base alle sensibilità contemporanee, pur parlando chiaramente anche dell’ingiustizia della condizione femminile. Il secondo asso nella manica di Primavera è la sontuosa fotografia di Daria D’Antonio, che illumina in modo fortemente pittorico composizioni sceniche che sono quadri viventi. Terzo asso è l’interpretazione appassionata ma rigorosa di Tecla Insolia, che si conferma la migliore attrice italiana della sua generazione, ma tutte le interpreti del gruppo musicale sono molto efficaci, il che significa che Michieletto è capace di cura e comunicazione con tutti gli interpreti e tutti i reparti: una cura evidente anche nel tenere a freno Michele Riondino nei panni di Vivaldi, impedendogli ogni istintiva fuga sopra le righe. Il Vivaldi del film è ossessivo e rabbioso, ma anche ispirato e autentico. Primavera è “una questione di soldi, di musica e di morte” in cui i soldi servono, la morte arriva, e la musica “non serve a niente” ma, come dice Vivaldi, “può fare tutto”, e tanto basta.
Giovedì 19 Mar.
Lunedì 23 Mar.
- Giovedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 16.00-18.30-21.15
Biografico
Storico
110 minuti
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