Un divano a Tunisi

Regia: Manele Labidi
Cast: Golshifteh Farahani, Majd Mastoura, Hichem Yacoubi, Moncef Ajengui, Ramla Ayari, Amen Arbi, Feryel Chammari

Trama

In Tunisia c’è stata la Primavera Araba, ma forse aprire uno studio da psicanalista per una donna è ancora troppo presto… Selma è una giovane psicoanalista dal carattere forte e indipendente cresciuta a Parigi insieme al padre, quando decide di tornare nella sua città di origine, Tunisi, determinata ad aprire uno studio privato le cose non andarono come previsto…

La ragazza si scontrerà con l’ambiente non proprio favorevole, i suoi parenti cercheranno di scoraggiarla, lo studio inizierà a popolarsi di paziente alquanto eccentrici…

Recensione

La prima qualità di “Un divano a Tunisi” è proprio la scelta di affrontare il suo soggetto col sorriso. Manele Labidi comprende tutto il potenziale comico della situazione e la dimensione assurda di una società schizofrenica che rifiuta un aiuto psicologico.

La comicità affiora in ogni seduta, provocando scene esilaranti e collezionando una galleria di ritratti irresistibili: un imàm che ha perso la “fede” e la moglie, un’esuberante proprietaria di un salone di bellezza che ha un rapporto difficile con la madre, un paranoico che sogna presidenti dittatori, un’adolescente ribelle pronta a tutto pur di lasciare la Tunisia, un poliziotto reazionario. Tutti vogliono un posto al sole e sul lettino di Selma, che diventa il teatro di eccessi comici, ma anche di momenti malinconici interrogativi esistenziali. Perché è contro la legge del silenzio, Selma ascolta. Ascolta passare sul divano del titolo i malesseri di una società intera combattute tra tradizioni religiose e bisogno di parlare per ricostruirsi. In una scena spaziosa e onirica, il fantasma della psicanalista ebreo appare lungo una strada deserta mentre la protagonista è in panne emozionale. Allineata con le preoccupazioni sociali della Tunisia, la psicanalisi ha conosciuto un piccolo interesse presso la classe media e dopo la rivoluzione (dei Gelsomini nel 2010) che ha avuto un impatto considerevole sulla psiche della popolazione. Attraverso le risorse comiche, la regista traccia un affresco sociale efficace. La finzione flirta con il documentario, disegnando un Paese in piena ricostruzione (sociale, politica, economica) e firmando un tragitto esistenziale verso la verità e la conoscenza di sé. E la forza metalinguistica del film fa bene allo spettatore che guarda avanzare Golshifeth Farahani radiosa nei suoi jeans e dentro una canzone di Mina (“Città vuota”). L’attrice franco-iraniana aggiunge al suo carnet un altro ruolo di resistente. Un ruolo a sua immagine conferma la coerenza delle sue scelte. Commedia terapeutica, che “scambia” Freud per un fratello musulmano, “Un divano a Tunisi” soffia un vento di speranza, la primavera araba è appena (ri)cominciata.

 

Il Regista “Un divano a Tunisi” (2019)

Data

01/01/2021

Orario

- Giovedì e martedì: 18.30 - 21.15
- Lunedì: 16.15 - 18.30 - 21.15

Genere

Commedia

Durata

84 minuti

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